Carlo Izzo


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Formatosi sotto l’influsso della Scuola Romana, l’artista dedica le sue prime serie a plastici ritratti urbani che omaggiano le celebri Demolizioni di Mario Mafai.
La sua ricerca tende però progressivamente a sgretolare il volume per ridefinirlo attraverso la successione di piani sovrapposti. Nascono così le shapes (2004-2005): forme organiche, paesaggi, elementi geometrici che prendono corpo attraverso la leggerezza materica della carta e lo spessore mentale del colore. L’artista destruttura l’oggetto per esplicitarlo nelle sue minime unità significanti, in uno spazio sconosciuto, dove le shapes rinascono a nuova vita.
L’ultima produzione di Carlo Izzo (2006-7) conferma ancora una volta l’esigenza di proporre un significante completamente libero dal significato, attraverso un processo di desemantizzazione e successiva risemantizzazione dell’oggetto, che lo spinge a sperimentare un inedito linguaggio popular. Tuttavia, a differenza degli artisti pop, Izzo non feticizza l’oggetto ma lo accoglie quale simbolo di una nuova prospettiva escatologica. Nelle sue opere la denuncia sociale, la psicosi esistenziale, l’alienazione coatta si scontrano con una fragile, ma tenace idea di nemesi. L’eterogeneità delle tecniche, dall’olio all’objet trouvé, si piega ad un principio uniformante che varca le soglie di una dimensione metafisica. Attraverso un processo creativo uguale ma inverso rispetto alla Pop Art, l’opera diviene la pura trascrizione formale di una funzione d’onda universale, porta d’accesso ad un diverso piano di realtà. Tra “tutti i mondi possibili”, l’artista ci invita ad entrare nel suo…

Gioia Pica


saldatrici


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